Storia punk 1
Io e i miei amici avevamo una strana usanza, o per meglio dire una credenza, quando eravamo ragazzini. Pensavamo che i furti di cibo e bevande fatti quando si aveva fame fossero leciti. Tipo che fosse nostro diritto procacciarci del cibo gratis quando il nostro stomaco brontolava per l'alcool ingurgitato durante la serata e ci fosse bisogno di “asciugare”, in qualche maniera. Gli abbiamo dato il nome di “Furti Punk”.
Ci siamo io, Sgancio e Darco. Sono le tre e mezza del mattino e abbiamo bevuto tutta la sera a una sagra paesana. In verità abbiamo pure fumato sigarette elaborate. Fatto sta che abbiamo veramente una fame atroce, ma proprio tanta e, a conferma dell'usanza, vogliamo rubare del cibo per rifocillarci. Aspettiamo mezz'ora, in modo che lo staff della sagra levi le tende per lasciare spazio a noi rapaci di perpetrare il nostro collaudato e famoso Furto Punk. Tutte le luci si spengono, è il nostro momento! Veloci ci muoviamo tra i banchetti chiusi in cerca delle cucine e, a un certo punto, trovate! Cerchiamo di aprire le celle frigorifere ma hanno i lucchetti, e lo stesso vale per i frighi delle bevande. Setacciamo ogni angolo della cucina ma niente, il nulla totale; né cibo né bevande. Sconsolati ci avviamo verso l'uscita, quando alla mia sinistra vedo improvvisamente due grossi forni elettrici e dico:
- Raga, ma quelli li abbiamo controllati?
- Ma figurati se qualcuno lascia cibo nel forno! - mi sento rispondere da Darco.
- Dite quello che volete, io provo ad aprirlo.
Alzo la mano, afferro il manico e apro il primo forno, da cui esce un odore di pancetta cotta sulla griglia. Guardo con la torcia del telefono e vedo una teglia enorme con dentro pancetta a fette già cucinata e ancora tiepida, salsicce e hamburger.
- Oh, tosi[1]! Venite a vedere qua!
I miei amici si avvicinano, guardiamo quel ben di dio dentro alla teglia. Sgancio dal nulla arriva con pinze e vaschette di alluminio e noi le riempiamo più che possiamo. Sotto un banchetto troviamo una bottiglia di Coca-Cola già aperta ma piena per tre quarti, ora abbiamo anche da bere.
Decidiamo di mangiare la refurtiva in un luogo più appartato, così andiamo dietro la chiesa dove abbiamo parcheggiato gli scooter – già, eravamo tutti ancora minorenni – e ci rendiamo conto di non avere delle posate, e la carne è stra unta di grasso. Darco con nonchalance afferra una fetta di pancetta ungendosi tutte le mani, ma tipo da farle gocciolare, e inizia a mangiare. Io e Sgancio ci guardiamo, facciamo spallucce e iniziamo anche noi a mangiare come dei cavernicoli. Ci passiamo la bottiglia di Coca-Cola con le mani scivolose e beviamo un sorso a testa, continuando a farla girare mentre ci sporchiamo pure i vestiti.
Ricordo che dopo ci siamo puliti con uno straccio di asciugamano che tenevo nel bauletto dello scooter. Lo usavo quando facevo il pieno di olio, prontamente lo sbrodolavo e quindi mi toccava sempre pulire. Insomma, uno straccio lercio per pulirci le mani lerce, un po’ come pulirsi il sedere con i coriandoli.
Alla fine, rifocillati e ripresi dai bagordi accendiamo i nostri scooter e ci avviamo verso le nostre rispettive case. Con il sole che sta piano piano per sorgere alla nostra sinistra.
Quello è stato uno dei tanti Furti Punk che avremmo fatto durante l'adolescenza.
Fine
[1] Espressione dialettale veneta. Tosi = ragazzi.


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