vita in provincia 1 -Giulia-
Me la immagino svegliarsi la mattina, in un letto occupato solo a metà. I capelli neri lunghissimi tutti scarmigliati. Magari si trascina subito in bagno tutta assonnata, oppure in cucina a prepararsi la colazione, destreggiandosi tra i piatti e le pentole sporche della sera prima. Non conosco la sua routine.
In realtà non so molto di lei in generale, sebbene siano quindici anni che ci conosciamo, né io ho mai chiesto, se devo essere sincero.
Non conosco molto di lei, ma so che è come me, ho questa sensazione.
Leggo un post che ha messo su Instagram:
“Quando ero piccola sognavo ogni notte una carrozza che mi passava a prendere davanti casa e per mesi, forse anni, non sono mai riuscita a salirci. Poi ho smesso di sognarla perché non è più passata. E a trentadue anni ho capito che non sono ancora riuscita a trovare quella carrozza. Riempire le giornate con il lavoro, con nuovi hobby che abbandono subito, con la tv che mi addormenta la sera sul divano di una casa vuota me l’ha fatta dimenticare. Chi dice che bisogna imparare a stare bene da soli forse non ha mai provato la solitudine, quella che va avanti da anni e che non si risolve con un’uscita con gli amici perché è più profonda. È nelle pareti di una casa fredda appena ti chiudi la porta alle spalle e sai che non c’è nessuno a salutarti, nei piatti sporchi lasciati nel lavandino perché tanto vivi da sola, nei vestiti buttati a terra che raccoglierai domani, negli avanzi in frigo della cena della sera prima che diventa pranzo, nelle luci dell’albero di natale che addobbi per scaldare il salotto. Ma continui a provarci ad uscire da questa spirale di solitudine, sbagliando e ovviamente cadendo sempre un gradino più in basso. Speriamo che babbo natale mi porti dei cioccolatini”.
Rimango sbalordito dalla forza delle sue parole. È come se avesse parlato di me, la conosco questa sensazione. Nessuno a questo mondo merita la solitudine.
Però, se c’è una cosa che so di Giulia, è che ha i sogni grandi, come i miei. Sogni che spesso vengono schiacciati dalla realtà che ti circonda, perché quando nasci e cresci nella nostra provincia che ha da offrirti solo fabbriche, bar e molta indifferenza a quello che c’è fuori dal confine del paese, se hai aspirazioni più grandi hai solo due opzioni: andartene (e non è nemmeno detto che ti vada bene) o accontentarti di una situazione scomoda e cedere alla vita di provincia.
Sinceramente, spero che gli anni portino i cioccolatini a Giulia, e anche a me ne se avanzano.

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